martedì, 25 luglio 2006

Un racconto "quasi" erotico di Cronomoto

Non è un bel periodo questo per me, pieno di incertezze e dubbi. L'umore e la voglia di scrivere ne risentono ed i miei già scarsi post diminuiscono. In questi periodi è fondamentale l'aiuto degli amici ed io li sento vicini. Gli amici di blog sono amici veri con cui si condividono passioni, idee, emozioni.

Pubblico ancora un racconto non scritto da me ma da un’amica: Cronomoto. Lo ha pubblicato sul suo blog qualche giorno fa e le ho chiesto di poterlo pubblicare anche qui, perché segue il filo conduttore del "racconto di Tzugumi" e poi perché mi piace. Trovo piacevoli tutti i racconti di Cronomoto, ritengo abbia una vera abilità.

 


Racconto (quasi)  erotico featuring MingusSamba e  Tzugumi

Di questi tempi in alcuni blog si leggono dei racconti erotici, sarà l’estate, il caldo, a spingere verso certe direzioni. In particolare, leggendo spesso MingusSamba mi sono imbattuta nel Racconto di Tzugumi
Ho cercato di capire  se anch’io, tra i miei pensieri un po’ sconclusionati,   avrei mai potuto scrivere un racconto erotico.

Il  problema maggiore è stato  reperire  una vittima consenziente e vi assicuro  che non è stato facile...

Dadi, illustratore noto  in tutto il mondo,  nonché appassionato di pinguini, era in ritardo, e doveva affrontare un percorso pieno di imprevisti come ad esempio la tangenziale di Mestre, per andare a trovare  Crono, ma  le disse che non c’era alcun problema: era abituato alla Grande Muraglia, ancora dai tempi in cui lavorava a Milano. Anzi quelli  erano momenti speciali per lui,  in cui  poteva pensare ai suoi pinguini, ai pastelli,  e buttare al vento i colori, raccoglierli  di nuovo dentro di sé  per nuovi disegni.

Caricò in macchina i colori più preziosi, il Mac,   tutta la discografia di David Sylvian  (il punto G di Crono) e il suo inseparabile pinguino gonfiabile.  All’ultimo momento prese anche un cd dei Gotham Project, erano mesi che tentava di convincere Crono, che non ne voleva sapere di ascoltarli.

Crono era affranta dal caldo umido della pianura padana, cercava nell’attesa snervante di curare ogni dettaglio per quella serata a modo suo, si intende: climatizzatore, ma la temperatura era intorno ai 29° perché lei odia il freddo, ambiente  ordinato come una casa giapponese e pulito come una sala operatoria, una cena fredda preparata con cura, sperando che Dadi amasse almeno la cucina medio-orientale. Si ricordava infatti  che la vittima  odiava: pesce, verdura di ogni tipo, funghi, tutto ciò che ricordava le foglie, aveva zampe, ali  e altro ancora.

I due crono-gatti, immobili come centrotavola, la seguivano con gli occhi in ogni suo spostamento lanciandole sguardi  di sufficienza e a lei sembrava anche colmi di  un certo rimprovero.

Il campanello tuonò, lei aprì ormai in piena crisi extrasistolica, e finalmente entrò Dadi, con dei pantaloni rossi, una camicia bianca e il suo profilo da Nicolas Cage, che ogni tanto Crono si era ritrovata a sbirciare in passato. Si presentò  con il pinguino, il Mac,  i cd… e i colori nelle tasche.  Inciampò subito su “ Tutti i racconti 1956-1962” di Ballard, che Crono aveva lasciato per terra, unica cosa fuori posto e i pastelli rotolarono  per alcuni lunghissimi secondi in tutta la stanza, con grande gioia dei due crono-gatti.
“Non è niente”, disse sorridendo lui, sedendosi su un divano accanto al suo inseparabile pinguino gonfiabile.

Tutto era semplicemente perfetto.

Dadi,  che di blog non ci capisce una mazza ma aveva letto il racconto di Tzugumi, chiese subito dove era il ghiaccio,  Crono  arrossì in silenzio: aveva appena sbrinato il freezer. Restarono lì, a guardarsi  su due divani sì di fronte, ma distanti anni luce l’uno dall’altro. Crono ogni tanto lanciava uno sguardo sconsolato al pinguino.

 Lui,  (Dadi, non il pinguino) con tutto il coraggio rimasto e soprattutto con il desiderio ormai tendente asintoticamente a meno infinito, si sedette comunque vicino a Crono.
Lei si girò di 90° puntandogli le ginocchia contro le gambe, in difesa.

Iniziò a baciarla dolcemente, senza fretta, mentre lei, ricordando  che ad un certo punto nel racconto Tzugumi  inarcava la schiena, cercò di fare altrettanto, volendo  avvicinarsi.
Un dolore inaspettato e lancinante la sorprese, risalendo come un fuoco  lungo la schiena ed impossessandosi completamente di lei; da quanto non  le succedeva…
Sì, il famigerato colpo della strega.
Dissimulò il contrattempo recitando mentalmente tutti i mantra antalgici che le  aveva insegnato Zero, suo Maestro Zen.

Le mani di Dadi  iniziarono a muoversi  sicure come su un foglio da disegno.  ( Sto andando bene, qui vero?)

Per togliere i vestiti a Crono ci volle circa mezz’ora di tempo prezioso, il solito problema:  lei soffre il freddo e si copre come un palombaro: l’abbigliamento non era certo sexy: tolta la camicia grigio asfalto dai mille bottoni, restava la maglia a maniche corte dello stesso  colore solare, una manciata di minuti per sfilare i pantaloni in fantasia grigio mimetico dalle gambe che non finivano mai, calzettoni e anfibi (quelli erano un regalo del suo ex, noto scienziato, che aveva progettato tra le altre cose degli anfibi per i militari che si autoregolavano nella temperatura, lei era stata la cavia per l’esperimento in pieno agosto di qualche anno prima, ma questa è un’altra storia). A nulla valse la nota disinvoltura di Dadi con la lingerie femminile. (Non ricordo se anche questo è riportato in Web Index 5)

Crono era lì, imbarazzata più che mai sotto gli occhi di lui, che sorridendo la tirò a sé.
La tenne vicino, così com'era, e iniziò a disegnare con i suoi pastelli più belli.

 FRIGO blu100-OPEN




















http://www.davidebressan.it/


(Ringrazio  per la fiducia Mingus che ha accettato ad occhi chiusi il riferimento, spero che  Tzugumi possa perdonarmi  la libertà che mi sono presa. A Dadi, che si è gettato con coraggio non trascurabile nella parte,  prometto che non lo porterò al ristorante giapponese.)

postato da: MingusSamba alle ore 11:41 | Permalink | commenti (78)
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martedì, 04 luglio 2006
Racconto di Tzugumi

Tenere un blog ha molti aspetti piacevoli. Uno di questi è di incontrare persone con cui si scopre una grande affinità e con cui si stabilisce un rapporto speciale.
Forse sono stato fortunato ma in questi mesi sono entrato in contatto con diverse persone veramente splendide. Una di queste è Tzugumi.
Con Tzugumi ci parliamo attraverso commenti sui rispettivi blog ed con questo il blog un pò si trasforma, diventa il posto dove vengono conservati messaggi.
Tzugumi scrive splendidi racconti erotici, lo fa bene, con delicatezza quando serve, a volte con maggiore crudezza. Ammiro il suo modo di scrivere e le sensazioni che riesce a trasmettere. Il suo è uno dei blog che seguo con piacere, aspetto sempre con ansia un suo nuovo racconto.
L'altro giorno ho trovato una bellissima sorpresa, Tzugumi mi ha dedicato un suo racconto, prendendo spunto da un mio commento.
Mi sento onorato di questa dedica, il racconto mi piace molto ed ho chiesto alla cara Tzugumi di poterlo pubblicare anche qui, lei ha accettato e con piacere ed orgoglio lo riporto qui di seguito
Come ultima cosa vorrei dire che sono rimasto colpito dal personaggio di Mingus del racconto, io mi riconosco in lui. So bene che tutti gli uomini vorrebbero essere al suo posto ed è facile identificarsi in lui ma c'è qualche cosa che mi appartiene.
Oltre ad essere una bravissima scrittrice, Tzugumi è anche un pò maga per riuscire a percepire certe cose in uno sconosciuto.



cocktail Tzugumi
"Sto letteralmente morendo di caldo...ti prego, portami qualcosa di freddo in ufficio"
Sapevo che Mingus sarebbe passato da me nel primo pomeriggio. Io non avevo voglia di uscire; nonostante la temperatura elevata nella stanza dove mi trovavo, l'idea di scendere in strada per raggiungere il bar non mi allettava affatto con quel sole rovente.
Ero estremamente irritata, un incontro con dei clienti importanti mi aveva costretta in un tailleur elegante ma poco pratico. L'unico mio desiderio era liberarmene al più presto.
Mentre sedevo alla mia scrivania, facendomi vento con una vecchia brochure, Mingus suonò alla porta.
Andai ad aprirgli a piedi nudi, delle scarpe almeno ero riuscita a liberarmene. Davanti al suo viso campeggiava un bicchiere alto con un coctail coloratissimo, pieno di ghiaccio.
"Sei il mio mito" gli sussurrai, sfiorandogli la guancia con un bacio.
Mi abbandonai nella poltrona sorseggiando la bibita ghiacciata, mandandola giù a poco a poco dopo averla leggermente riscaldata nella mia bocca.
Mingus mi osservava divertito, diceva che si vedevano i movimenti della lingua attraverso le gote, il che mi rendeva buffa e sensuale al tempo stesso.
L'ultimo sorso uscì incontrollato dalle labbra ed il rigagnolo della bibita si insinuò nella mia scollatura.
Mingus infilò prontamente un dito fra i miei seni, "Non vorrai mica sporcarti la camicetta vero?"
No, non lo volevo, ma la sensazione del liquido freddo sulla pelle era estremamente piacevole.
Me ne liberai, restai con reggiseno e la gonna.
"Passami un cubetto di ghiaccio sul collo, ho tanto caldo"
Lui annuì, affondò la mano nel bicchiere e avvicinò il ghiaccio dietro la nuca.
Sentì una fitta piacevole nei recessi più profondi del mio sesso, Mingus mi aveva toccata nel mio punto debole.
"Ancora, passalo ancora"
E stavolta la zona prescelta fu quella dei capezzoli. Il contatto col freddoli rese duri e sensibili, quasi dolenti.
Gli tolsi il cubetto dalle dita e lo infilai nella mia bocca con aria di sfida. Lui mi tirò a sè infilandomi la lingua in bocca...ed insieme giocammo col ghiaccio.
Mentre mi stringeva io premevo il mio bacino contro di lui, volevo che mi scopasse, sentivo il fuoco innescarsi nel mio sesso...desideravo ardetemente essere presa in quell'istante, su quella scrivania, mentre fuori tutto era silenzio.
Mingus scostò la gonna con la mano e raggiunse i miei slip. Erano bagnati.
Ritrasse la mano divertito portandosela al naso e poi verso la mia bocca.
"Senti? è il tuo sapore".
Affondò il viso fra le mie gambe. Io sentivo le forze abbandonarmi...ero assolutamente ipnotizzata dalla sua lingua che sapeva penetrarmi come fosse un pene.
Mi strinse i fianchi con le mani avvicinandomi sempre di più alla sua bocca, i movimenti erano costanti e imperiosi, leccava e mordeva avidamente senza lasciarmi via di scampo.
Quando improvvisamente accellerò il ritmo la mia schiena si inarcò imbizzarrita, e nella foga dei movimenti non mi accorsi che con un gesto rapido non era più la sua lingua a penetrarmi ma il suo pene eccitato che affondava in me senza controllo.
Raggiunto l'orgasmo, Mingus prese l'ultimo cubetto che non si era sciolto. Il contatto col mio sesso fu piacevole, ma sentì la carne quasi addormentata.
"Non preoccuparti", rise lui, l'ho fatto per ricominciare.....

(ispirata da un "suggerimento" di Mingus....)

postato da: MingusSamba alle ore 13:07 | Permalink | commenti (41)
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