Un racconto "quasi" erotico di Cronomoto
Non è un bel periodo questo per me, pieno di incertezze e dubbi. L'umore e la voglia di scrivere ne risentono ed i miei già scarsi post diminuiscono. In questi periodi è fondamentale l'aiuto degli amici ed io li sento vicini. Gli amici di blog sono amici veri con cui si condividono passioni, idee, emozioni.
Pubblico ancora un racconto non scritto da me ma da un’amica: Cronomoto. Lo ha pubblicato sul suo blog qualche giorno fa e le ho chiesto di poterlo pubblicare anche qui, perché segue il filo conduttore del "racconto di Tzugumi" e poi perché mi piace. Trovo piacevoli tutti i racconti di Cronomoto, ritengo abbia una vera abilità.
Racconto (quasi) erotico featuring MingusSamba e Tzugumi
Di questi tempi in alcuni blog si leggono dei racconti erotici, sarà l’estate, il caldo, a spingere verso certe direzioni. In particolare, leggendo spesso MingusSamba mi sono imbattuta nel Racconto di Tzugumi
Ho cercato di capire se anch’io, tra i miei pensieri un po’ sconclusionati, avrei mai potuto scrivere un racconto erotico.
Il problema maggiore è stato reperire una vittima consenziente e vi assicuro che non è stato facile...
Dadi, illustratore noto in tutto il mondo, nonché appassionato di pinguini, era in ritardo, e doveva affrontare un percorso pieno di imprevisti come ad esempio la tangenziale di Mestre, per andare a trovare Crono, ma le disse che non c’era alcun problema: era abituato alla Grande Muraglia, ancora dai tempi in cui lavorava a Milano. Anzi quelli erano momenti speciali per lui, in cui poteva pensare ai suoi pinguini, ai pastelli, e buttare al vento i colori, raccoglierli di nuovo dentro di sé per nuovi disegni.
Caricò in macchina i colori più preziosi, il Mac, tutta la discografia di David Sylvian (il punto G di Crono) e il suo inseparabile pinguino gonfiabile. All’ultimo momento prese anche un cd dei Gotham Project, erano mesi che tentava di convincere Crono, che non ne voleva sapere di ascoltarli.
Crono era affranta dal caldo umido della pianura padana, cercava nell’attesa snervante di curare ogni dettaglio per quella serata a modo suo, si intende: climatizzatore, ma la temperatura era intorno ai 29° perché lei odia il freddo, ambiente ordinato come una casa giapponese e pulito come una sala operatoria, una cena fredda preparata con cura, sperando che Dadi amasse almeno la cucina medio-orientale. Si ricordava infatti che la vittima odiava: pesce, verdura di ogni tipo, funghi, tutto ciò che ricordava le foglie, aveva zampe, ali e altro ancora.
I due crono-gatti, immobili come centrotavola, la seguivano con gli occhi in ogni suo spostamento lanciandole sguardi di sufficienza e a lei sembrava anche colmi di un certo rimprovero.
Il campanello tuonò, lei aprì ormai in piena crisi extrasistolica, e finalmente entrò Dadi, con dei pantaloni rossi, una camicia bianca e il suo profilo da Nicolas Cage, che ogni tanto Crono si era ritrovata a sbirciare in passato. Si presentò con il pinguino, il Mac, i cd… e i colori nelle tasche. Inciampò subito su “ Tutti i racconti 1956-1962” di Ballard, che Crono aveva lasciato per terra, unica cosa fuori posto e i pastelli rotolarono per alcuni lunghissimi secondi in tutta la stanza, con grande gioia dei due crono-gatti.
“Non è niente”, disse sorridendo lui, sedendosi su un divano accanto al suo inseparabile pinguino gonfiabile.
Tutto era semplicemente perfetto.
Dadi, che di blog non ci capisce una mazza ma aveva letto il racconto di Tzugumi, chiese subito dove era il ghiaccio, Crono arrossì in silenzio: aveva appena sbrinato il freezer. Restarono lì, a guardarsi su due divani sì di fronte, ma distanti anni luce l’uno dall’altro. Crono ogni tanto lanciava uno sguardo sconsolato al pinguino.
Lui, (Dadi, non il pinguino) con tutto il coraggio rimasto e soprattutto con il desiderio ormai tendente asintoticamente a meno infinito, si sedette comunque vicino a Crono.
Lei si girò di 90° puntandogli le ginocchia contro le gambe, in difesa.
Iniziò a baciarla dolcemente, senza fretta, mentre lei, ricordando che ad un certo punto nel racconto Tzugumi inarcava la schiena, cercò di fare altrettanto, volendo avvicinarsi.
Un dolore inaspettato e lancinante la sorprese, risalendo come un fuoco lungo la schiena ed impossessandosi completamente di lei; da quanto non le succedeva…
Sì, il famigerato colpo della strega.
Dissimulò il contrattempo recitando mentalmente tutti i mantra antalgici che le aveva insegnato Zero, suo Maestro Zen.
Le mani di Dadi iniziarono a muoversi sicure come su un foglio da disegno. ( Sto andando bene, qui vero?)
Per togliere i vestiti a Crono ci volle circa mezz’ora di tempo prezioso, il solito problema: lei soffre il freddo e si copre come un palombaro: l’abbigliamento non era certo sexy: tolta la camicia grigio asfalto dai mille bottoni, restava la maglia a maniche corte dello stesso colore solare, una manciata di minuti per sfilare i pantaloni in fantasia grigio mimetico dalle gambe che non finivano mai, calzettoni e anfibi (quelli erano un regalo del suo ex, noto scienziato, che aveva progettato tra le altre cose degli anfibi per i militari che si autoregolavano nella temperatura, lei era stata la cavia per l’esperimento in pieno agosto di qualche anno prima, ma questa è un’altra storia). A nulla valse la nota disinvoltura di Dadi con la lingerie femminile. (Non ricordo se anche questo è riportato in Web Index 5)
Crono era lì, imbarazzata più che mai sotto gli occhi di lui, che sorridendo la tirò a sé.
La tenne vicino, così com'era, e iniziò a disegnare con i suoi pastelli più belli.

http://www.davidebressan.it/
(Ringrazio per la fiducia Mingus che ha accettato ad occhi chiusi il riferimento, spero che Tzugumi possa perdonarmi la libertà che mi sono presa. A Dadi, che si è gettato con coraggio non trascurabile nella parte, prometto che non lo porterò al ristorante giapponese.)